I Romani mangiavano seduti su uno sgabello,di rado , a tavola, quasi sempre in cucina accanto al fuoco se faceva freddo. Con il passar del tempo e con il miglioramento delle condizioni economiche i Romani più abbienti destinarono una stanza al pasto (tablinum) Soltanto dal II secolo a.C. essi iniziarono a mangiare sdraiati nel triclinium.Mentre d’inverno erano abituati a desinare nelle sale da pranzo , d’estate gradivano pranzare in giardino, dove di solito si trovava una lunga tavola per le pietanze.
La cucina con le sue salse, antipasti, pietanze e dolci, era semplice e preparata con i prodotti che provenivano dalla pastorizia con un grande consumo di "puls" (polenta) e acqua.
I Romani si alzavano presto, alle prime luci dell’alba, per sfruttare tutte le ore di luce in generale intorno alle 7.00 (hora III in estate, hora I in inverno) e facevano colazione (jentaculum) Tra le 11.00 e le 12.00( hora VI - hora VII) c’era il pransus o prandium un pasto veloce in genere consumato nelle tabernae. Al calar del sole c’era il pasto principale ossia la cena. Prima di andare al letto c’era anche uno spuntino vesperna
- Jentaculum: molto simile alla nostra colazione del mattino e veniva fatto intorno alla terza ora (tra le 8 e le 9) Era un pasto semplice a base di pane condito con sale e vino, formaggio, frutta secca, latte e miele. I più poveri si accontentavano di inzuppare il pane nel latte o nel vino.
- Prandium: è il secondo pasto dei romani e viene consumato intorno alla 6 ora ( circa mezzogiorno). E' un pasto freddo e con cibi leggeri tipo: pesce, verdura, frutta e legumi e viene servito in piedi tra le vie affollate di Roma.
- Cena: Per i più poveri c'era un pasticcio di farina, verdure e legumi (pulmentum); mentre per i patrizi era il momento da condividere con amici, protettori e famigliari. La cena era momento di confronto, di dialogo e divertimento e la sua durata non era regolamentata da nessun orario e dipendeva dalla varietà dei menù proposti.Le cene importanti arrivavano fino alle prime luci dell'alba.
La "cena" si svolgeva in una stanza della ,casa chiamata "triclinium". Questo termine deriva dal greco che significa: letto a tre posti dove gli ospiti e i padroni di casa stavano coricati di sbieco , e da un tavolo a tre gambe. I tre divani o letti erano chiamati da destra a sinistra rispettivamente lectus summus, medius, imus. L’ospite d’onore occupava generalmente il posto esterno a sinistra del letto centrale detto locus consularis, metre il padrone di casa si poneva a destra dell’ospite d’onore.Il cibo, perno sul quale era incentrata l’oziosa vita dell’aristocrazia romana, era motivo di incontri nei quali il padrone di casa esaltava le proprie ricchezze, spesso con smisurati sperperi per la gioia del proprio palato e dei convitati.
Anche il pane era vario nell’antica Roma e non mancava mai sulla tavola dei romani. L’uso, è divenuto generale soltanto al principio del secondo secolo a.C.
Il pane conosciuto dai romani:
"cibarius", un pane scuro poco costoso; "secondarius", fatto con farina integrale; "autopyrus", un pane nero fatto con farina non setacciata; "siligeneus", pane bianco di grano tenero; "parthicus", un pane spugnoso; "furfureus", pane fatto con la crusca; "pane d’Alessandria", cotto con gli spiedi; "piceno", cotto in pentola di coccio che si rompe di fronte ai commensali; "adipatus", pane condito con il lardo; "bucellatus", un pane biscottato; "ostearus", fatto per accompagnare le ostriche. Qualche ricetta dell'antica Roma tratta dagli appunti di Apicio "De Re Coquinaria". (come noterete nelle ricette antiche non esistono grammature, quindi sta al nostro buon senso e capacità a dosare sapientemente gli ingredienti) e come diceva Apicio: "assaggiate e se serve qualcos'altro aggiungetelo".
Ricette
POLPETTE DI CALAMARI: Tolte di branchie, le triterai sul tagliere come fai con la carne. Mescola, poi, con diligenza, la polpa nel mortaio con la Salsa e poi dai loro la forma di polpette.
PIATTO CALDO E FREDDO DI ORTICA:Prendi delle ortiche, lavale e passale al colino, falle asciugare sul tavolo e tagliale. Trita una quindicina di grani di pepe, bagno con la salsa, lavora, aggiungi dopo due tazze di salsa e 18 r. di olio. Metti a bollire il tegame
POLLO FARCITO:Vuota il pollo dalla parte del collo. Trita del pepe, del ligustico, dello zenzero, della polpa tagliuzzata e spelta lessata, cervello scottato nella salsa, rompi delle uova e mescolale. Fai l'impasto. Stempera con salsa e mettici poco olio, pepe a chicchi e abbondanti pinoli. Riempi il pollo o il latteronzolo in modo che rimanga dello spazio dentro. Farai lo stesso col cappone che disosserai prima di cuocerlo.
FORMAGGIO ALLE ERBE: Impastare insieme della formaggetta fresca di pecora e del formaggio fresco (ad esempio ricotta del tipo romano) in proporzione di 1 parte di pecorino e 2 di formaggio fresco. Aggiungere all’impasto un trito fine di erbe aromatiche e spezie composto da:
un ciuffetto di santoreggia,
un ciuffo di prezzemolo
2 foglie di sedano
coriandolo verde (due foglie)
un cipollotto fresco (solo la parte bianca)
qualche foglia di rucola e una di lattuga
un rametto di timo
2 foglie di menta.
Amalgamare con olio e infine aggiungere un po’ di aceto e pepe tritato.
Il Garum “oggi”
Stemperare 3-4 filetti di acciughe in olio ben caldo.
Un cucchiaio di aceto di vino rosso
Due cucchiai di succo d’uva
Erbe aromatiche: Timo, finocchio, salvia, menta piperita e origano
Lasciamo le erbe in infusione per 4-5 giorni, filtriamo e proviamo l'ebrezza del "Garum" fatto naturalmente ai tempi nostri!
Restaurant Menu
Probabilmente in passato, l'abito maschile consisteva nella tunica, una sorta di camicia, ed in una specie di mantello, la toga, che veniva indossata sopra la tunica.
La toga era il tipico indumento romano. Ciò che la contraddistingueva era la sua ampiezza: infatti, era lunga tre volte e larga due, rispetto all'altezza di chi la metteva. La toga veniva indossata, piegata orizzontalmente nel mezzo, formando così delle spesse pieghe di stoffa. Veniva appoggiata sulla spalla sinistra, cosicché un terzo della lunghezza cadesse morbidamente sul davanti. Sulla tunica e la toga venivano posti una serie di ornamenti, che indicavano il rango e la ricchezza, di chi le indossava. Molto comuni erano due strisce color porpora, chiamate clavi. Queste strisce erano poste davanti e dietro, sopra le spalle, ricadendo perpendicolarmente sui piedi. I membri del Senato, potevano indossare delle ampie clavi, gli equites delle clavi più strette. Tale tipo di tunica veniva indossato senza la cinta.

Era la padrona di casa, in genere, ad allestire le vivande con l’aiuto delle schiave; in seguito, subentrarono i coqui (cuochi), che avevano alle loro indipendenze come aiutanti i culinarii (addetti alla cucina), i pistores (pasticcieri), i fornacarii (applicati ai fornelli). I cibi in genere erano portati a tavola tutti in una volta dentro un grande vassoio a comparti (ferculum). Non c’erano tovaglie a coprire la tavola; per asciugarsi le dita, che si immergevano in piccole brocche d’acqua, ciascuno portava con sé da casa una salvietta personale (mappa). Il vasellame era di coccio nelle case dei poveri; d’argento in quelle dei ricchi; le coppe (pocula), ornate di fregi, erano d’oro o di cristallo o di una tipica pietra opaca (murrina).
Si ha notizia di banchetti di una sontuosità davvero straordinaria come quello che ebbe luogo nella lussuosa dimora del ricco Trimalchione, banchetto dettagliatamente descritto da Petronio Arbitro nel suo romanzo Satyricon (primo secolo dopo Cristo), alla cui peraltro piacevole lettura rinviamo chi abbia voglia di approfondire il gustoso tema della cucina romana di epoca imperiale.
